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Fine supporto per Windows 7

Il supporto per Windows 7 sta per finire Dopo 10 anni, il 14 gennaio 2020 il supporto per Windows 7 terminerà Che cosa significa “fine del supporto”? Il supporto per Windows 7 terminerà il 14 gennaio 2020; dopo tale data, il tuo computer continuerà a funzionare ma Microsoft non fornirà più: Supporto tecnico per eventuali problemi Aggiornamenti software Aggiornamenti di sicurezza o correzioni Se continui a utilizzare il tuo PC con Windows 7, senza aggiornamenti software e di sicurezza, sarà più vulnerabile a virus e malware. Comunque Windows 7 continuerà a funzionare presumibilmente ancora per qualche anno e per quello che riguarda la sicurezza dovrà essere vostro cura proteggerlo con un valido antivirus. Cosa puoi fare adesso per aggiornare e migliorare drasticamente le prestazioni del tuo vecchio computer con Windows 7? La soluzione più efficace è quella di sostituire il vecchio e “stanco” Hard Disk con un SSD (Solid State Driver) che migliora drasticamente le prestazioni e l’affidabilità dando al tuo PC una nuova giovinezza (prima che un guasto dell’Hard Disk causi la perdita di tutti i dati).

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Dischi allo stato solido – SSD

Descrizione Un comune disco rigido (a sinistra) confrontato con un’unità a stato solido (a destra) Mentre i termini “unità a stato solido”, o solid state drive sono quelli corretti, il termine “disco a stato solido” è improprio perché all’interno dell’SSD non c’è alcun disco, né di tipo magnetico, né di altro tipo (anzi, non vi è contenuto alcun componente in movimento). L’utilizzo della parola “disco” deriva dal fatto che questo dispositivo di memoria di massa svolge la medesima funzione del tradizionale disco rigido e viene quindi utilizzato, gergalmente, ma impropriamente, in sostituzione di esso. Anche la dizione sintetica e diffusa “disco SSD” è similmente impropria. A differenza dei supporti di tipo magnetico come nel caso del disco rigido a testina, è la possibilità di memorizzare in maniera non volatile grandi quantità di dati, senza l’utilizzo di organi meccanici (piatti, testine, motori ecc.) come fanno invece gli hard disk tradizionali. La maggior parte delle unità a stato solido utilizza la tecnologia delle memorie flash NAND, che permette una distribuzione uniforme dei dati e di “usura” dell’unità.[1] Dettagli tecnici Le unità allo stato solido si basano su memoria flash solitamente di tipo NAND per l’immagazzinamento dei dati, ovvero sfruttano l’effetto tunnel per modificare lo stato elettronico di celle di transistor; per questo essi non richiedono parti meccaniche in movimento (dischi, motori e testine), né componenti magnetici, il che comporta notevoli vantaggi alla riduzione dei consumi elettrici e dell’usura. La memoria degli SSD è solitamente di tipo NAND 2D (a singolo strato) o 3D (multistrato o V-NAND)[2], una tecnologia che può differenziarsi in Single Level Cell (SLC), Multi Level Cell (MLC), Triple Level Cell (TLC) e Quad Level Cell (QLC) a seconda del numero di bit per cella e di conseguenza dei livelli di tensione che può assumere; inoltre tali memorie vanno incontro ad usura e a perdere precisione del livello di tensione, generando un maggior carico dell’algoritmo Error-Correcting Code (ECC).[3][4][5] Altra caratteristica vantaggiosa delle memorie flash risiede nelle ridotte dimensioni fisiche che consentono la realizzazione di unità SSD estremamente compatti e leggeri, quindi facilmente integrabili anche all’interno dei dispositivi mobili ultrasottili.[6] Oltre alla memoria in sé, un’unità SSD dispone di diversi componenti necessari alla gestione del suo funzionamento.

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Fibra ottica

Le fibre ottiche sono filamenti di materiali vetrosi o polimerici, realizzati in modo da poter condurre al loro interno la luce (propagazione guidata), e che trovano importanti applicazioni in telecomunicazioni, diagnostica medica e illuminotecnica. Le fibre ottiche sono classificate come guide d’onda dielettriche basate sulla disomogeneità del mezzo il cui nucleo è sede del campo elettromagnetico. Esse, in altre parole, permettono di convogliare e guidare al loro interno un campo elettromagnetico di frequenza sufficientemente alta (in genere in prossimità dell’infrarosso) con perdite estremamente limitate. Vengono comunemente impiegate nelle telecomunicazioni come mezzo trasmissivo di segnali ottici anche su grandi distanze ovvero su rete di trasporto e nella fornitura di accessi di rete a larga banda cablata (dai 100 Mbit/s al petabyte/s usando le più raffinate tecnologie WDM). Disponibili sotto forma di cavi, sono flessibili, immuni ai disturbi elettrici ed alle condizioni atmosferiche più estreme, e poco sensibili a variazioni di temperatura. Hanno solitamente un diametro di rivestimento (cladding) di 125 micrometri (circa le dimensioni di un capello) e pesano molto poco: un chilometro di fibra ottica pesa meno di 2 kg[1], esclusa la guaina che la ricopre.

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